Marzabotto - Guida Turistica

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 Durante gli scavi archeologici, avviati nell'ottocento da Giovanni Gozzadini, da Gaetano Chierici ed Edoardo Brizio, è stato messo alla luce, uno dei più straordinari insediamenti protostorici della regione. L'ingresso a quest'ampia area archeologica è situato di fronte alla villa Aria; qui sono riconoscibili i resti di una "fattoria romana", di una "fonderia per bronzo", di una "fornace per laterizi" e una "necropoli orientale".
  Procedendo verso ovest si giunge all'acropoli e alla necropoli settentrionale. Interessante da visitare è il museo etrusco Pompeo Aria, che espone una ricca documentazione proveniente dagli scavi; degni di nota sono: nella sala I, "donna con guerriero" e "negro con anfora sulle spalle"; nella sala II bronzi votivi e cippi in pietra; nella sala III testa di kouros; nella sala IV superbi corredi di due ricche sepolture etrusche. Il Museo Archeologico Pompeo Aria tel. 051/932353 aperto da Lunedì a Domenica compresa dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.30 con prezzo di ingresso Lire 4.000 è adagiato alla sommità del colle Misa che domina dall'alto Marzabotto capoluogo. Nel 1831 i terreni di Misano e quelli circostanti furono acquisiti da Giuseppe Aria, che fece i primi ritrovamenti nel corso di lavori agricoli e nel 1862 finanziò la prima campagna regolare di scavi. L'attività proseguì nel tempo sino alla costituzione di un vero e proprio museo, allestito all'interno della Villa Aria. Nel 1933 li Conte Adolfo Aria donò allo Stato i terreni dove erano fatti gli scavi ed il materiale del Museo fu trasferito in un edificio di Misano.
  Nel 1958, dopo le vicende belliche, il Museo fu ristrutturato ed ordinato ad opera del Prof. Guido Achille Mansuelli professore della Università di Bologna. Nel 1979 l'inaugurazione del nuovo Museo Archeologico, grazie agli sforzi congiunti di soprintendenza ed Università. Venendo ad alcune notizie sulla storia della città etrusca giova ricordare come probabilmente intorno al 500 a.c. gli Etruschi fondarono in un unico momento la città, e questo spiega la sua pianta estremamente regolare, con una programmazione di spazi ove costruire le case, le strade orientate in senso nord - sud, est - ovest, che suddividono la città in grandi settori regolari. La città di Misa aveva una connotazione essenzialmente metallurgica. Per questo tipo di economia essa aveva rapporti con regioni lontane, come la Grecia da cui provenivano le pregiate ceramiche. Misa aveva quindi un aspetto commerciale (ceramiche, bronzi, ferro,..) ma non meno importante era il commercio di derrate alimentari. Misa si esaurì nel corso dei primi decenni dei IV sec., con la stessa rapidità con la quale era sorta a causa degli urti e scontri con le popolazioni celtiche (Galli Boi), che danneggiarono maggiormente l'economia della città piuttosto che l'organizzazione politica costituita dagli Etruschi. Concretamente la città aveva vari settori con funzioni particolari: abitative, rituali comprendendo luoghi sacri (Acropoli) e luoghi di sepoltura (Necropoli). Essa sorgeva al di fuori della città, una grande strada conduceva alla porta che segnava il limite urbano. Al di là della porta si estendeva la necropoli, le tombe erano fatte in travertino e contenevano il corpo cremato o sepolto dei defunto; entrambi gli usi erano diffusi presso quel popolo. all'interno delle tombe venivano posti dei materiali preziosi che costituivano il corredo funebre. Molti i turisti che ogni anno visitano il Museo Etrusco Aria, al cui interno continuano in zone specifiche le campagne di scavo dirette dal Dipartimento di Archeologia della Università di Bologna.
  Il Parco Storico di Monte Sole si estende sulla media collina a sud di Bologna, all'interno dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno. La sua superficie di circa 6.300 ettari è compresa fra il fiume Reno e il torrente Setta, dalla confluenza dei due corsi d'acqua a Sasso Marconi alla strada che collega Vergato a Grizzana Morandi. La specificità di questo parco risiede nella sua costituzione in Parco storico (unico esempio in Italia), nato con una legge regionale, la 19/89, che ad esso ha attribuito il compito di conservare la memoria storica della Resistenza e degli eccidi nazifascisti del 1944, che noti come strage di Marzabotto, si consumarono in realtà sul tutto il territorio da esso oggi ricompreso, e in alcune località limitrofe.
  Giova ricordare come dopo l'armistizio, nel settembre dei 1943, si costituì nella frazione di Vado, una frazione vicina a Marzabotto, una brigata partigiana, la "Stella Rossa", che operò nella zona di Monte Sole con azioni di guerriglia e di disturbo alla presenza dell'esercito di occupazione tedesco. Nel settembre dei 1944 gli Alleati, sfondata la linea difensiva tedesca (Linea gotica), giunsero a pochi chilometri da Monte Sole. La presenza di un forte nucleo partigiano, forte di 700-800 uomini, divenne così ancor più pericolosa per l'esercito tedesco per i gravi ostacoli che poteva frapporre alle operazioni militari. Venne dunque impartito l'ordine di annientare la brigata "Stella Rossa". Il 29 settembre 1944 tutto il territorio dell'attuale Parco venne circondato dall'esercito regolare tedesco e dalle SS, che avvalendosi anche della collaborazione dei fascisti, procedettero senza alcuna discriminazione allo sterminio dell'intera popolazione. L'operazione portò all'uccisione di 770 persone in maggioranza donne e bambini. Il comandante partigiano Mario Musolesi venne ucciso subito dopo l'inizio dell'operazione; i suoi uomini tentarono una disperata difesa su Monte Sole, ma non disponendo di mezzi e forze sufficienti non riuscirono a sostenere l'attacco. La brigata si divise in due parti, una parte passò il fronte ricongiungendosi agli Alleati, un'altra parte raggiunse altre formazioni partigiane del bolognese.
  Dopo la guerra il territorio rimase pressoché abbandonato. Alle motivazioni psicologiche legate ai tristissimi ricordi dei pochi sopravvissuti si aggiunsero motivazioni di ordine materiale per le immani distruzioni subite durante l'inverno dei 1944 per lo stallo dei fronte e i massicci bombardamenti subiti nel 1945 durante le operazioni che portarono il 18 aprile alla liberazione di Monte Sole. Una natura quasi incontaminata ha finito per prendere il sopra vento, dando a questi luoghi un carattere nativo, del tutto insolito in territorio al centro di importanti insediamenti urbani. Quando nel 1989 la Regione Emilia Romagna ha istituito il Parco Storico di Monte Sole, dedicandolo alla memoria della Resistenza e degli eccidi, ha quindi strettamente legato la conservazione dei patrimonio storico alla tutela e valorizzazione dell'ambiente naturale, che, come descritto più oltre, presenta aspetti di particolare pregio e bellezza. Gli Itinerari del Parco offrono la possibilità di visitare molteplici testimonianze storiche appartenenti a epoche diverse, lungo un arco cronologico che va dagli antichi insediamenti etruschi alle più recenti vicende della Il guerra mondiale. L'itinerario più importante, in quanto emblematico degli eventi che hanno portato alla sua istituzione, è il "Memoriale". Esteso su di una superficie di 40 ettari nel cuore dei Parco, coincide con l'area nella quale si verificarono gli episodi più significati della lotta di liberazione e degli eccidi dei 1944. Il percorso per una visita al "Memoriale" parte dal Centro visite dei Parco il "Poggiolo" e richiede un tempo minimo di 5 ore. Dal "Poggiolo", salendo fino all'incrocio con via Casaglia si raggiunge la località di San Martino, che conserva i resti della chiesa e dell'antico borgo, il cimitero pressochè intatto e reca il cippo a ricordo di don Giovanni Fornasini e gli altri 4 parroci uccisi nel 1944. San Martino era Pieve già nel 1612 e la parrocchia contava nel 1936 56 famiglie per un totale di 440 abitanti. Il 30 settembre 1944 nella chiesa di San Martino si radunarono più di una quarantina di persone che i tedeschi fecero uscire e fucilarono davanti alla vicina casa del contadino. Ritornati all'incrocio con via Casaglia si sale lungo il crinale per circa 300 m. e si arriva ad un punto estremamente panoramico da cui si ha un'ampia vista delle due vallate del Reno e del Setta. Riprendendo il cammino la strada si fa sterrata e si svolge al di sotto di un versante coperto da un rado bosco di Roverella.